VINITALY 2026 A VERONA

 

GUARDA AI MERCATI CON INCOMING MIRATO E ALLE NUOVE TENDENZE CON AREE DEDICATE LA 58A EDIZIONE DI VINITALY

a cura di ©Veronafiere - foto EnneviFoto

Il Salone internazionale dei vini e dei distillati, si è svolto a Veronafiere dal 12 al 15 aprile, con quasi 4mila aziende del Made in Italy enologico presenti in quartiere, format e contenuti rinnovati e un palinsesto di oltre 100 eventi ufficiali tra degustazioni e focus, ha consolidato la propria capacità di attrazione e connessione tra operatori globali. Un hub di relazioni business sulle principali destinazioni storiche ed emergenti del vino italiano confermato anche dai primi risultati della campagna di incoming Veronafiere/ITA - Italian trade Agency, che ha affrontato lo sprint finale.
Sono oltre 1.000 i top buyer selezionati, invitati e ospitati congiuntamente dalla società fieristica e dell’Agenzia pubblica preposta alla promozione. “In uno scenario internazionale sempre più articolato, Vinitaly rafforza il proprio ruolo come motore dell’internazionalizzazione del vino italiano, grazie anche a un sistema di incoming altamente profilato che consente di intercettare domanda qualificata e di accompagnare le imprese verso nuove direttrici di sviluppo sui mercati esteri senza trascurare i consumi interni a cui dedichiamo una ricerca mirata - ha dichiarato il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo - Per questo, la manifestazione evolve in sintonia con i cambiamenti del mercato e con le esigenze delle aziende, proponendo strumenti, contenuti e occasioni di incontro sempre più mirati a sostenere la competitività del comparto. Il nostro obiettivo è offrire risposte strutturate al sistema vino, affiancando le imprese non solo sul piano commerciale ma anche sui temi strategici che ne determineranno il futuro. Per ora, in testa tra i 70 Paesi di provenienza degli operatori profilati coinvolti nel piano strategico e presenti al prossimo Vinitaly, c’è la delegazione nordamericana (Usa e Canada) che registra già l’exploit del contingente canadese (+31 top buyer sul 2025)”.
Sempre in zona extra Ue, è stato potenziato l’ingaggio della domanda asiatica di vino italiano guidata sempre dalla Cina, ma con accrediti che si prospettano in crescita da India, Giappone, Thailandia – che ospitano anche le tappe estere di Vinitaly – oltre che da Vietnam, Corea del Sud, Singapore, Malesia e Filippine. L’area Sudamericana si posiziona per numerosità del programma di incoming 2026, con Brasile e Messico tra le piazze più dinamiche. In forte crescita anche gli operatori dell’Africa che quest’anno registra un perimetro di azione allargato a 10 Stati. Dentro ai confini europei, Germania e Paesi Nordici confermano la centralità del vino italiano nelle rispettive piazze. Completano la geografia diverse Nazioni dell’Est Europa. Sul fronte dei temi e dei format, Vinitaly 2026 ha ampliato e diversificato ulteriormente la propria proposta, intercettando i trend emergenti e rafforzando l’integrazione tra filiere, contenuti e occasioni di business.
Tra le principali novità, cresce il progetto dedicato ai No-Lo Alcohol con NoLo – Vinitaly Experience: la start up in collaborazione con Unione Italiana Vini che ha debuttato con una nuova collocazione espositiva e un calendario strutturato di degustazioni, masterclass e focus di mercato su un segmento in forte espansione. Si è rinnovata anche l’offerta sui distillati e la mixology con Xcellent Spirits: un’area dedicata (hall C) realizzata con Gang of Spirits, pensata per favorire la connessione tra il mondo del vino e quello dei distillati a livello internazionale. Sempre più centrale il ruolo dell’enoturismo, con Vinitaly Tourism che si consolida, anche a livello espositivo, con un programma che ha coperto tutti i giorni di manifestazione rafforzando il calendario di incontri b2b grazie a un incoming mirato di buyer e tour operator specializzati, affiancato da nuove formule esperienziali dedicate ai territori e alle cantine. Due i poli tematici del turismo del vino a Vinitaly: il primo realizzato da Veronafiere e Wine Tourism Hub in collaborazione con i partner Wine Suite, Wine Meridian e Winedering nella galleria tra i padiglioni 2 e 3 e il secondo firmato totalmente dalla fiera in Sala Vivaldi (Palexpo, piano-1) con quattro focus tra convegni, indagini e ricerche a cura del Movimento turismo del vino, Roberta Garibaldi (esperta di turismo, docente di Tourism Management all'Università degli Studi di Bergamo), Unicredit-Nomisma Wine monitor e dall’Università degli studi di Verona e BAM Strategie culturali in collaborazione con ArtVerona. Spazio anche alla ristorazione con concept mirati e ampliati per celebrare la Cucina Italiana patrimonio culturale immateriale Unesco. Presenti chef stellati e giovani promesse internazionali. L’evoluzione riguarda anche i servizi e il digitale, con il potenziamento di Vinitaly Plus, con al centro il nuovo Buyers Club, la piattaforma di networking che da quest’anno favorisce il business bidirezionale tra produttori e buyer internazionali registrati, e l’esordio di Bacco AI. Accanto alle novità, si sono confermati gli appuntamenti e le aree tematiche che hanno completato l’offerta espositiva e contenutistica, insieme al palinsesto di eventi che da Vinitaly OperaWine al fuori salone Vinitaly and the City, contribuendo a rafforzare il legame tra business, territori e pubblico.

La regione Emilia-Romagna, in particolare si è presentata all’edizione 2026 con un comparto strutturato e in crescita, capace di tenere insieme produzione, promozione e identità territoriale, e che trova nel vino una delle sue principali espressioni economiche e produttive.
Il settore vitivinicolo regionale conta oltre 14mila imprese, una superficie vitata che supera i 52mila ettari, collocando l’Emilia-Romagna al 5° posto in Italia, e una produzione che, con la vendemmia 2025, ha raggiunto circa 5,37 milioni di ettolitri.
A questi dati si affianca una presenza consolidata sui mercati esteri: nel 2025 l’export del vino regionale ha raggiunto i 433 milioni di euro, confermando la capacità del sistema di mantenere una posizione stabile e riconoscibile a livello internazionale, sostenuta sia dalle grandi realtà cooperative sia da una rete sempre più ampia di cantine orientate alla valorizzazione delle denominazioni e alla costruzione di un’identità produttiva riconoscibile.
Il comparto vitivinicolo si inserisce in una filiera agroalimentare che vede l’Emilia-Romagna prima regione in Europa per prodotti Dop e Igp, con 45 denominazioni e una Dop Economy da 3,9 miliardi di euro, dove il legame tra vino, produzioni certificate e territori è uno dei fattori più rilevanti per l’attrattività e la presenza sui mercati. A Verona l’Emilia-Romagna ha allestito un padiglione completamente rinnovato, grazie al lavoro di Enoteca regionale Emilia-Romagna in collaborazione con la Regione e Apt Servizi, che ha ospitato 90 espositori – in aumento del 13% rispetto allo scorso anno – all’interno di uno spazio progettato per valorizzare l’intera filiera e favorire l’incontro tra imprese, operatori e mercati.
Tante le iniziative in programma, tra cui 16 masterclass dedicate ai vini dell’Emilia-Romagna, incontri, degustazioni e momenti di approfondimento dedicati alle principali denominazioni e ai vitigni del territorio, con un’attenzione particolare al rapporto tra vino, prodotti certificati e sistemi territoriali.
Cuore del padiglione, il ristorante firmato dallo chef Carlo Cracco, costruito a partire dalle produzioni Dop e Igp regionali: uno spazio che mette in relazione diretta vino, cucina e prodotti certificati, rafforzando il racconto unitario della Food Valley. A inaugurare il Padiglione Emilia-Romagna, erano presenti il presidente della Regione, Michele de Pascale, la sottosegretaria alla Presidenza, Manuela Rontini, l’assessore all’Agricoltura, Alessio Mammi, l’assessora al Turismo, Roberta Frisoni, gli chef stellati, Carlo Cracco e Massimo Bottura, e la madrina, Simona Ventura. Presenti anche Davide Frascari, presidente dell’Enoteca Regionale Emilia-Romagna; Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano; Andrea Segrè, presidente di Casa Artusi; Maddalena Fossati, una delle promotrici della Cucina italiana patrimonio Unesco.


VINITALY 2026: A VERONA IL VINO INCONTRA LA GRANDE CUCINA ITALIANA
Dai menu firmati da chef stellati, allo street food in chiave gourmet, fino ai piatti della tradizione regionale reinterpretati dalle nuove generazioni della cucina, attente alla sostenibilità: a Vinitaly 2026, dal 12 al 15 aprile, la grande ristorazione ha occupato un posto centrale nel racconto del vino italiano e del suo legame con i territori e con l’identità del Paese. Ogni abbinamento vino-cibo è diventato così una espressione autentica del made in Italy: una scelta coerente con il riconoscimento della Cucina italiana patrimonio UNESCO che al 58° Vinitaly, in fiera a Verona, si è tradotto in una offerta di vere esperienze culinarie per operatori del settore e buyer da tutto il mondo. Al centro della Vinitaly’s Gourmet Experience c’è il Ristorante d’Autore di Campagna Amica – La Casa della Cucina Italiana, nuovo format firmato insieme a Coldiretti, Campagna Amica e Terranostra: un progetto che porta nel cuore della manifestazione il dialogo tra agricoltura, cucina e territorio. Il 12 aprile (piano 1, Palaexpo) si è iniziato con un menu degustazione di Ciro Scamardella del Pipero, il 13 è stata la volta di Riccardo Monco dell’Enoteca Pinchiorri, il 14 è stata testata la proposta di Tortellante-Associazione di promozione sociale sostenuta dallo chef Massimo Bottura, per chiudere il 15 con i Cuochi Contadini, custodi della tradizione rurale e delle memorie gastronomiche locali, per una lettura della cucina italiana che tiene insieme filiera agricola, cultura del cibo e lotta allo spreco. Grande attenzione anche a un prodotto che contraddistingue l’Italia nel mondo, il caffè, con la proposta a fine pasto della torrefazione “è Tricaffè” della famiglia Aneri. Accanto a questo spazio, torna il Ristorante Momenti d’Autore di Vinitaly (piano 1, galleria tra i padiglioni 11-12), affidato ai talenti di JRE–Jeunes Restaurateurs Italia, ognuno con un menu che include il proprio piatto iconico: il 12 aprile ha inaugurato Giorgio Bartolucci (Atelier Ristorante, Domodossola), seguito il 13 da Alfonso Caputo (Taverna del Capitano, Nerano – Marina del Cantone), il 14 da Leonardo Fiorenzani (La Sosta del Cavaliere, Sovicille) e il 15 da Agnese Loss (Osteria Contemporanea, Gattinara). Si è ampliata anche l’offerta dello Street Food Gourmet, che raddoppia: nell’area I, di fronte al padiglione 11, JRE Italia firma tre postazioni con giovani ristoratori, mixology bar e dj set; nell’area H (dopo il padiglione 5), spazio invece ai piatti della tradizione romana, veneta e trentina. Tra le proposte della ristorazione stellata, il padiglione 1 dell’Emilia-Romagna ha ospitato “Cracco a Vinitaly” e la “Piadineria VistaMare”, con Carlo Cracco interprete di alta cucina e tradizione popolare in abbinamento ai vini del territorio. In area ha trovato posto anche il ristorante di Piemonte Land, dedicato alla cucina piemontese e guidato dallo chef Davide Palluda del ristorante All’Enoteca di Canale d’Alba. A Vinitaly il tema del binomio vino-ristorazione è stato affrontato anche dal punto di vista economico e dei consumi. Lunedì 13 aprile, alle 16.30, nell’Area Masaf al Palaexpo, è in calendario il convegno “Il consumatore al centro – la nuova alleanza tra vino e ristorazione”, con la presentazione della prima indagine dell’Osservatorio FIPE-UIV “Vino & Ristorazione”, realizzata in collaborazione con Vinitaly su un panel rappresentativo di ristoranti e locali italiani. Sono intervenuti Carlo Flamini, responsabile dell’Osservatorio del vino di UIV-Unione italiana vini, Giulia Erba, dell’Ufficio Studi FIPE-Confcommercio, Lamberto Frescobaldi, presidente di UIV-Unione italiana vini, e Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe-Confcommercio.

 

 

 

 

 

 

 
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