SEMINARIO ALL’ACCADEMIA NAZIONALE DI SCIENZE, LETTERE E ARTI DI MODENA

a cura di Cristina Bicciocchi - foto convegno Corrado Corradi
Chi non è mai stato ammaliato dal mondo patinato della moda, alzi la mano! Ma un conto è lasciarsi andare a un acquisto azzardato, un altro è essere succubi dei dettami della moda e diventare vittime di un sistema che comunque ti farà sempre sentire inadeguata e, come è stato messo in evidenza molto bene nel convegno di aprile che ha concluso il ciclo di iniziative dedicate all'otto marzo 2026, ti può segnare per tutta la vita.
Sì perché negli interventi degli illustri relatori si è voluto far emergere il lato oscuro della moda, quello che impone diktat e stereotipi assolutamente irraggiungibili e che miete molte vittime disposte non solo ad acquisti compulsivi ma addirittura a comportamenti malsani come diete eccessive, posture sbagliate, manie di perfezionismo e/o addirittura operazioni chirurgiche senza senso. Senza contare che chi non segue delle regole e unetica imprenditoriale anche in questo settore, causa enormi danni all’ambiente e al mondo del lavoro.
“Conoscere questi aspetti - dichiara lavv. Mirella Guicciardi coordinatrice CPO del CUP e promotrice del seminario - ci rende consumatori più attenti e consapevoli e portare alla luce ciò che non funziona può aiutare il sistema a individuare chi non è in linea con le normative vigenti”. “Inoltre - dichiara la dr.ssa Michelina Guerra Presidente Ordine dei Medici di Modena- ritengo sia lunico modo per tutelare la moda sana, fiore allocchiello del nostro Made in Italy che fa parte di una tradizione importante del nostro settore manifatturiero”. “Rischiamo di essere sempre più condizionati - sottolinea Alexia Polmonari Consigliera e referente sanità dell’Ordine degli psicologi dell’Emilia Romagna - se diamo retta a ciò che gli stereotipi mutanti di bellezza impongono. Cerchiamo di valorizzare la nostra umanità e individualità”.
“Ancora più importante dopo gli interventi dei relatori - conclude Cristina Bicciocchi editore e direttore Responsabile di Profilo Donna Magazine - intervistare Anna Marchetti, il lato “luminoso” della moda, per comprendere come sia fondamentale sostenere la moda etica e virtuosa che ci propone tessuti naturali, stile ed eleganza per farci sentire a nostro agio senza esagerazioni e/o costrizioni esagerate”.
QUANDO LA MODA INFLUENZA IDENTITÀ, SALUTE E RELAZIONI
Moda non è solo una tendenza: è anche un modo per esprimere chi siamo (o vorremmo essere) e come desideriamo essere percepiti dagli altri. Ma quando questo linguaggio viene guidato dalla visione di ripetute immagini ritoccate, filtri, algoritmi e modelli estetici irraggiungibili, cosa può accadere? Questo il filo conduttore che ha guidato i lavori del convengo “Le vittime della moda (fashion victims): salute, moda, lavoro, sicurezza, aspetti psicologici e medico legali”, che si è tenuto a Modena il 10 aprile presso l’Accademia Nazionale di Scienze, Lettere ed Arti di Corso Vittorio Emanuele, organizzato dal CUP-ER e Commissione per le Pari Opportunità (C.P.O) del CUP in collaborazione con il C.P.O. dell’Ordine degli Avvocati di Modena e le Consigliere di parità della Provincia di Modena. Uno spunto di riflessione pubblica sugli effetti fisici, psicologici e relazionali dei modelli estetici di questi anni, che parte dalla letteratura scientifica che ha già descritto fenomeni come la cosiddetta Snapchat dysmorphia e il perception drift, cioè lo slittamento progressivo della percezione di ciò che appare “normale” o desiderabile sotto l’influenza di immagini digitalmente alterate.
Il tema riguarda in modo particolare adolescenti e giovani, come mostrano i dati dello studio HBSC (Health Behaviour in School-aged Children) richiamati dall’OMS (Organizzazione mondiale della sanità): a 15 anni, il 40% delle ragazze e il 22% dei ragazzi si dichiarano insoddisfatti del proprio peso corporeo. E, sempre l’OMS, segnala che la quota di adolescenti con un uso problematico dei social media è passata dal 7% nel 2018 all’11% nel 2022, con valori più alti tra le ragazze. Una parte del convegno è stata dedicata agli effetti fisici dell’adesione a certe tendenze estetiche e di stile, come per esempio l’uso di scarpe con tacchi alti, o di chirurgia estetica.
Il convegno ha affrontato anche il tema del fast fashion e della qualità dei materiali utilizzati per produrlo, che, oltre essere tra le principali fonti di inquinamento ambientale come ricorda l’Agenzia europea dell’ambiente, potrebbero contenere PFAS, detti anche inquinanti eterni, responsabili di diversi problematiche di salute, tra cui riduzione della fertilità e reazioni allergiche cutanee. Afferma infatti il dr. Alfonso Montalbano di USMIA Carabinieri: “Il tema del lato nero del tessile è presente e collega i temi della moda, dell’ambiente ambiente e della responsabilità”. Nel suo intervento ha evidenziato infatti l’impatto del fast fashion, la crescita dei rifiuti tessili e i rischi per l’ambiente, richiamando inoltre l’importanza della legalità, della tutela del lavoro e della corretta gestione della filiera produttiva. Ha infine sottolineato il ruolo dell’Arma dei Carabinieri nel contrasto ai reati ambientali e allo sfruttamento lavorativo. Sul tema lavoro Valeria Moscardino Consigliera di Parità in particolare ha evidenziato che: “L’industria della moda si celebra spesso come luogo innovativo e all’avanguardia, ma oltre alle luci abbaglianti delle passerelle, all’interno di questo mondo persistono disuguaglianze sistemiche.
Dai primi anelli delle catena di montaggio, le discriminazioni colpiscono per genere, per etnia, per orientamento sessuale e disabilità, perpetuando spesso logiche di sfruttamento. Tanti marchi dell'abbigliamento internazionali ma anche italiani hanno tratto profitto dalla costante repressione dei lavoratori impiegati nel settore tessile e dalle violazioni dei loro diritti.
A Modena da quando sono state nominate le attuali Consigliere di Parità non si sono registrati casi di discriminazioni ma in altre città non lontane si è assistito a fenomeni come caporalato, lavoro nero, infortuni causati da inosservanze delle normative in tema di sicurezza, appalti irregolari che hanno coinvolto non solo donne ma anche minori.” Nel 2023, sempre secondo l’EEA, nell’Unione europea sono stati registrati 70 alert per rischio chimico relativi a prodotti tessili, in gran parte associati a rischi per la salute umana.
Nel corso dell’incontro si è parlato anche della crescente normalizzazione di procedure estetiche sempre più spinte. Il Global Survey 2024 dell’ISAPS registra quasi 38 milioni di procedure estetiche nel mondo in un solo anno, mentre una review del 2026 pubblicata su Aestethic Plastic Surgery documenta l’emergere di tecniche di rib remodeling, il rimodellamento del girovita. Dati, questi ultimi, che però hanno ancora evidenze molto limitate. Un altro focus del Convegno sulle vittime della moda ha fatto luce su quanto accade sul piano identitario e relazionale.
L’altro volto della moda può quindi avere effetti sul corpo, sulla psiche, sull’identità e sulle relazioni e, non ultimo, sull’ambiente che abitiamo. Affrontare tutti questi aspetti richiede risposte multilivello: educazione critica ai media, attenzione all’immagine corporea, formazione dei professionisti e maggiore responsabilità da parte dell’industria della moda, dei media e delle piattaforme digitali. I temi sono stati trattati dagli esperti presenti al convegno di Modena “Fashion victims” tra i quali: Dott.ssa Michelina Guerra, Dott.ssa Stefania Bellelli, Dott. Emanuele Goldoni, Dott.ssa Alexia Polmonari, Dott.ssa Elisa Bellucci, Dott.ssa Valeria Moscardino, Dott. Alfonso Montalbano, Avv. Elisa Ziccardi. Il seminario si è concluso con la partecipazione della stilista Anna Marchetti che ha portato una testimonianza diretta che ha coinvolto il pubblico presente.
Intervistata nell’occasione da Cristina Bicciocchi, editore e direttore responsabile di Profilo Donna Magazine, Anna Marchetti e la figlia Jessica reduci dal successo della mostra dedicata ai 60 anni di attività allestita nella Chiesa della Fondazione San Carlo di Modena, hanno rimarcato anche in questa occasione la lora scelta etica di portare avanti la loro Maison prediligendo la qualità, la sobrietà e l’eleganza delle loro collezioni. Jessica in particolare ha sottolineato l’impegno della sua ricerca dedicata ai tessuti “green e wellness”. Le stiliste poi hanno annunciato la loro partecipazione alla Giornata Nazionale del Made in Italy, promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi e l’Associazione Marchi Storici d’Italia. Il 15 aprile infatti si è tenuta presso la sede del Ministero l’evento “1000 Marchi Storici per il futuro del Made in Italy”, dedicato alla celebrazione del traguardo dei 1000 Marchi Storici di Interesse Nazionale iscritti nel Registro speciale alla presenza dei Ministri Adolfo Urso e Alessandro Giuli.
ALCUNI STRALCI DEGLI INTERVENTI DEL SEMINARIO
Dr.ssa Michelina Guerra Presidente Associazione italiana Medici di Modena - Il suo intervento si è sviluppato partendo da una carrellata storica dal Medio Evo fino ai giorni nostri che ha messo in evidenza quanto le donne siano state e siano ancora le principali vittime della moda eccessiva e malsana. Tacchi, scarpe a punta, bigiotteria, piercing, busti, corpetti esagerati e/o nocivi sono i principali indiziati di quanto può essere dannoso e/o pericoloso voler seguire la moda a tutti i costi. Ad esempio pensate che l’uso del busto da sempre accessorio basico nel guardaroba femminile, poteva anche comportare tragedie come quella riferita da un giornale parigino del 1850 in cui si dichiarava che una giovane donna era morta durante un ballo perché aveva indossato un corsetto così stretto che le costole avevano perforato il fegato. I medici di allora si dividevano tra due fazioni influenzate anche da pregiudizi correnti: cera chi riteneva il busto indispensabile per reggere la figura femminile “naturalmente fragile” e chi lo criticava perché comprimeva tutti gli organi interni causando malformazioni fisiche, disturbi digestivi e svenimenti. Purtroppo questo accessorio del vestiario femminile non è mai tramontato completamente, anzi è stato ripreso e rilanciato anche recentemente da famosi stilisti che ripropongono il vitino da vespa e le foto condivise sui social dalle sorelle Kardashian stanno già facendo le prime vittime in chi si sottopone a tecniche di rimodellamento costale mini-invasive guidate da ecografie in tempo reale per ridurre il più possibile il punto vita, per non parlare di chi in America e Gran Bretagna, pur di indossare scarpe con tacchi altissimi, sta richiedendo il cosiddetto intervento di Cenerentola, ovvero lamputazione del 5° dito per avere una pianta del piede più affusolata. Esempi estremi di chirurgia estetica che possono causare danni permanenti in tutte coloro che pur di seguire un modello di bellezza (????) e moda, sono disposte a tutto. Oggi poi se a tutto ciò aggiungiamo che il settore del fast fashion (la cosiddetta moda usa e getta ndr) che utilizza materiali di bassa qualità spesso contenenti sostanze chimiche pericolose e tossiche, il quadro è ancora più oscuro visto che alcuni tessuti o coloranti possono essere addirittura cancerogeni. Cerchiamo quindi di essere più consapevoli di ciò che indossiamo senza farci fagocitare in stereo-tipi eccessivi e trend di cui un giorno potremmo pentirci. Il consiglio è quello di seguire la moda etica e sana fiore allocchiello del Made in Italy che ci rende sempre eleganti e uniche qualsiasi sia la nostra età.
Dr. Emanuele Goldoni Personal Trainer - Il 60–70% delle persone normopeso è insoddisfatto del proprio corpo. Non è un paradosso, è matematica da social. Il problema non è quasi mai reale, ma percettivo.
Scorriamo feed perfetti, con addominali scolpiti e glutei da copertina, e lo specchio di casa inizia a mentire. Nasce così la dispercezione corporea: il corpo reale, quello misurabile con BMI, circonferenze, pliche, non coincide più con il corpo percepito, filtrato da like, commenti, famiglia, amici e stato emotivo. E da lì partono i guai. Il detonatore è quasi sempre il “fai-da-te”: diete restrittive senza follow-up, allenamento compensatorio usato come valvola di sfogo, obiettivi estetici irrealistici esasperati da influencer e challenge da 30 giorni. Le conseguenze sono fisiche, emotive e comportamentali: peggiora la salute, aumenta linstabilità, si entra nel circolo vizioso restrizione-compensazione-dipendenza.
E quindi come intervenire? È lassurdità del nostro tempo: la società che genera modelli disfunzionali necessita poi di professionisti in grado di ripararne o quantomeno arginarne gli effetti. Servono quindi équipe integrate: chinesiologo, dietista, medico e psicologo che condividano linguaggio e obiettivi, perché nessuno risolve da solo una distorsione che è insieme percettiva, motoria e comportamentale. La propriocezione, ovvero la capacità di conoscere il proprio corpo, diventa uno degli antidoti alla dispercezione. Imparare a sentire il corpo nello spazio, dove carico, come respiro, quali muscoli attivo, riduce lo scarto tra come mi vedo e come sono. Servono gesti semplici fatti con criterio e consapevolezza: piegamenti sulle gambe, spinte delle braccia in alto e in fuori, lavori in equilibrio, buddy training per feedback e sicurezza. Lobiettivo si sposta da “devo sembrare” a “voglio sentirmi mentre mi muovo”. Il rischio dei social non è solo estetico. È clinico - DCA, squilibri fisiologici - psicologico - ossessività, insoddisfazione cronica - e comportamentale - dipendenza da dieta e allenamento.
Il fitness, nell’era dei social, deve tornare a fare quello per cui è nato: insegnare al corpo a riconoscersi, prima ancora che a mostrarsi. E per farlo servono professionisti, non filtri.
Dr.ssa Alexia Polmonari psicologa-psicoterapeuta - L’estetica contemporanea non è più solo una questione di stoffe o tendenze passeggere. Oggi, l’universo dell’immagine agisce attraverso una sottile architettura psicologica: un vero e proprio brainwashing moderno. Se un tempo la coercizione era esplicita, oggi scivola silenziosa tra le pieghe di un algoritmo, trasformandoci in prede inconsapevoli di un mercato che capitalizza sulle nostre insicurezze, senza alcuna distinzione di genere. Per decifrare questo fenomeno dobbiamo guardare al Panoptismo, un modello carcerario dove un unico guardiano osserva i detenuti senza essere visto. Lo smartphone è diventato simultaneamente la nostra cella e la nostra torre di controllo: anche in solitudine correggiamo lineamenti e postura per compiacere un pubblico invisibile, barattando la spontaneità dell’esistere con l’ossessione della performance visiva.
I social amplificano tutto questo: i filtri non migliorano la realtà, la riscrivono. Così si crea una dipendenza da immagine e validazione, in cui il desiderio non è più autonomo. Siamo immersi in una contraddizione stridente: inseguiamo l’originalità attingendo allo stesso inventario globale di filtri e ritocchi. Questa “unicità in serie” definisce il cuore del Falso Sé: una maschera fittizia edificata per sentirci speciali che, di fatto, ci trasforma in fotocopie di un modello ideale. È il trionfo del Gaslighting Culturale: il sistema ci sprona a “distinguerci”, salvo poi punirci se usciamo dai binari del conformismo. I numeri confermano la gravità della deriva: il 69% degli adolescenti soffre di insoddisfazione corporea.
Inoltre, circa l80% dei chirurghi estetici riceve oggi richieste di pazienti che desiderano assomigliare ai propri selfie filtrati, la cosiddetta Snapchat Dysmorphia.
A peggiorare il quadro è larena digitale del body shaming: una ricerca su oltre 6.000 ragazzi tra i 10 e i 17 anni rivela che quasi nessuno è risparmiato da critiche sulla fisicità. Questo crea un impatto negativo su tutti i tipi di relazione. Smettere di essere vittime della moda significa smantellare il guardiano interiore attraverso una vera alfabetizzazione emotiva. È necessario tornare a chiederci chi siamo quando nessuno ci guarda, dando valore ai momenti di “non performance” dove il corpo è solo il veicolo delle nostre emozioni. Dobbiamo imparare a distinguere tra il desiderio reale e il bisogno indotto, proteggendo il nostro Sé Autentico dalle interferenze di un marketing che ci vuole perennemente insoddisfatti.
ACCADEMIA NAZIONALE DI SCIENZE, LETTERE E ARTI DI MODENA
STORIA DELL’ACCADEMIA
Nata in seguito alla richiesta dei cittadini di Modena, che si presentarono agli inizi del 1600 ai conservatori del Comune per richiedere a gran voce che a Modena fosse restituita l’Università e fosse altresì istituita un’Accademia, rappresenta la continuazione ai giorni nostri dell’antica Accademia dei Dissonanti. Prima del 1682 l’Accademia molto probabilmente esisteva con la semplice denominazione di Accademia di Modena. Dopo che aveva iniziato la sua attività, essa discusse nelle riunioni del 21 febbraio e del 13 marzo 1684 delle costituzioni e dell’“Impresa” nonché della denominazione. Fra le varie proposte fu presentata anche quella di dotare l’Accademia di un simbolo che rappresentasse l’armonia nella varietà degli accordi. Perciò gli accademici di Modena furono detti ‘Dissonanti’ con il motto “Digerit in numerum dissonantes”. Nel centro dell’emblema un’aquila sovrasta una corona di alloro e fiancheggia rami di palma e le pende dal collo una cetra: il simbolo ricorda la tutela estense sulla istituzione.
L’emblema originario fu poi modificato con l’inserzione delle prerogative ducali, ma quello che appare nella sala delle adunanze dell’Accademia l’antico emblema seicentesco nella forma primitiva.
Nel cammino per la ricerca dell’atto costitutivo originario dell’Accademia di Modena ci si imbatte come primo documento nell’antico testo di “Leggi dell’Accademia de’ Dissonanti di Modena di nuovo pubblicate sotto gli auspici di S. A. Serenissima Rinaldo I Duca di Modena”. Alla data del 1731 l’Accademia viveva da circa cinquant’anni e l’inizio delle attività deve cadere nel 1680. Il 15 dicembre 1780 l’Accademia si riunì infatti in solenne pubblica adunanza, in Corte, per celebrare il suo primo secolo di vita insieme alla salita al trono del Serenissimo Ercole III. Questo evento realizza l’antica richiesta dei cittadini che fin dall’inizio del Seicento avevano reclamato l’istituzione di un’Accademia e la riattivazione dell’Università. Al progressivo cammino dell’Università presso la Congregazione della Beata Maria Vergine e di San Carlo, fino allo “Studio Pubblico”, con il concorso del Comune, seguì il parallelo sviluppo dell’Accademia. Nel 1731, in un preambolo degli Statuti, si asserisce che il Principe (Duca Rinaldo I) protegge l’Accademia di Modena e ne onora con la sovrana sua presenza le funzioni, e le Costituzioni del 1769, ricordano la concessione fatta da Francesco III nel 1752 del titolo di “Ducale” all’Accademia.
Le Costituzioni del 1790 evocano nel preambolo le cerimonie centenarie dell’Accademia di dieci anni prima e, ai piedi delle Costituzioni, si legge il decreto ducale relativo alla protezione accordata in data 8 luglio 1790. Nell’anno successivo, 15 luglio 1791, furono diffusi altri dodici articoli in aggiunta alle Costituzioni per organizzare una Sezione di Scienze ad integrare l’attività dell’Accademia, fino ad allora attiva solo nel campo delle Lettere. Nella legislazione italiana ebbe costantemente un posto tra le primarie consorelle sottoposte alla disciplina governativa (fra le dieci reali accademie di prima categoria). In periodo napoleonico l’attività venne allargata anche alle arti meccaniche. Personaggi di rango e letterati di lontani paesi richiesero di essere aggregati. Inoltre l’Accademia dei Peloritani di Messina chiese di avviare corrispondenza con l’Accademia di Modena e nel 1728 seguì l’aggregazione fra le due Accademie. Ne fu artefice Ludovico Antonio Muratori. Negli statuti del 1817, 1826, 1841 il nome dell’Ente diviene: “Reale Accademia di Scienze Lettere e Arti”. Il titolo reale sostituisce quello ducale per le prerogative attribuite a Francesco IV d’Este, di Principe reale d’Ungheria e di Boemia, oltre che Duca di Modena.
Il carattere statale dell’Ente si conferma con l’avvento del Regno d’Italia, con lo Statuto del 1860, e poi decisamente con gli statuti del 1910 e del 1934. La Commissione per la riforma dello Statuto ribadì, nel 1910, il carattere statale della Accademia come ente di alta cultura.
Il 5 marzo 1959, in concomitanza con l’approvazione del nuovo Statuto, all’Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Modena viene attribuito il titolo di Accademia Nazionale di Scienze, Lettere ed Arti, con Decreto del Presidente della Repubblica.